SAN CARLO BORROMEO

nel pensiero del suo successore il Card. Giovanni Colombo

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"Una persona che aveva avuto modo di conoscerlo da vicino, scolpì in una frase sola la sua immagine: «Uomo di frutto et non di fiori, di azioni et non di chiacchiere»"

                                      (Giovanni Colombo).

Nella figura San Carlo Borromeo è ritratto di tre quarti con le mani giunte in preghiera, indossa una pianeta bianca con riflessi argentei cangianti e sulla spalla destra è appoggiato il pastorale. Lo sguardo rivolto verso l’alto è assorto nella preghiera e la figura si staglia su uno sfondo scuro, illuminato solo nella zona sopra la sua testa.

In basso a sinistra è presente uno stemma raffigurante un ariete sormontato da tre stelle.
L’opera è una copia del bozzetto realizzato dal Cerano raffigurante san Carlo e conservato presso il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, che differisce solo per assenza del pastorale, invece presente nella figura centrale del paliotto realizzato in onore di san Carlo su progetto del Cerano.
Le due opere eseguite dal Cerano rispondono perfettamente, soprattutto per quanto riguarda l’estatico atteggiamento del santo, alle direttive giunte da Roma inerenti all’immagine del gonfalone maggiore per la canonizzazione a Roma. Il bozzetto del Cerano ebbe grande fama all’epoca, tanto che ne sono note altre copie. Il dipinto è stato donato al Collegio Guastalla (oggi con sede a Monza) nel 1851 da Notburga Meda della Guastalla, figlia di Giovanni Battista Meda e di Maria Notburga de Boul Meda.


Tale donazione sebbene notevolmente successiva agli anni di san Carlo Borromeo porta al Collegio l’effige di un vescovo che durante la sua vita frequentò assiduamente il Collegio della Guastalla. Anonimo lombardo prima metà del XVII sec. olio su tela 136x103 cm