COLOMBO UOMO DI LETTERE

PAGINA IN ALLESTIMENTO

Il gusto umanistico e la passione per la letteratura furono innati in Giovanni Colombo. Li ebbe come dono sorprendente e imprevedibile, in una famiglia modesta, senza dubbio non dedita alla coltivazione delle lettere, dove però il padre «aveva una certa cultura» e la madre amava raccontare episodi del vangelo, apologhi e leggende. Quel dono cominciò a fiorire molto presto. Egli ricorda che alla fine della sesta classe sapeva tutti gli Inni Sacri e le Odi Civiche del Manzoni. Quello per Manzoni «è amore di vecchia data». Era solo un ragazzo, e come regalo natalizio chiese I Promessi Sposi: «Li ho letti tutti allora, confidava, e da allora il Manzoni con il suo romanzo e con le sue poesie mi fu sempre compagno»

All’impegno letterario, subito inteso come un’alta missione e una forma preziosa di ministero sacerdotale, Giovanni Colombo si dedicò a tempo pieno solo per poco più di un decennio, dal 1926 al 1939: gli anni dell’università - conclusi con una tesi su La rinascita Cattolica e il suo secolo -, e della docenza ginnasiale, liceale, e universitaria, dal 1937 al 1939, presso la facoltà di magistero e di lettere e filosofia della Cattolica.

I suoi interessi tuttavia spaziavano oltre i confini tracciati dalla scuola e lo rivelano le pubblicazioni di quel decennio che dal profilo letterario fu il più fecondo. Non sono grandi opere ma saggi consistenti. Vi ricorrono: Pirandello, Leopardi, Mignosi, Carducci, Papini, Mauriac, Claudel e Chesterton, Ibsen, Gálvez, Carducci, Fogazzaro, Verga, Deledda. Nel ’37 egli pubblicherà presso Vita e Pensiero Aspetti religiosi della letteratura contemporanea, ora ristampato - mentre qualche anno prima aveva scritto dei saggi sulla letteratura come sussidio alla catechesi. Molti anni dopo confidò quali fossero i suoi pensieri di allora: «Mi dicevo: se io riuscissi ad avere all’Università Cattolica, o altrove, una cattedra e potessi insegnare con le parole e soprattutto con gli esempi avuti da Giulio Salvadori, io sono certo di non tradire il mio sacerdozio».

Non sapremo mai che posto preciso avrebbe occupato e quale impronta avrebbe lasciato Giovanni Colombo nella storia delle nostre lettere, se avesse continuato a insegnarle. È sicuro, in ogni caso, che egli avrebbe proseguito a delineare e a trasmetterci i ritratti degli autori sotto l’aspetto della loro interiorità e del loro dramma più profondo: il dramma religioso.

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STUDI DEL CARDINALE